A cura del Dr. Mazzocchi Paolo – Pneumologo – e della Dr.ssa Perelli Ramona – Psicologa.
“Il fumo è solo un vizio.”
“Per smettere basta un po’ di buona volontà.”
“Fumare è soltanto un’abitudine.”
“Chi fuma, in fondo, non vuole davvero smettere.”
Sono convinzioni molto diffuse, così come lo sono alcune frasi che i fumatori stessi spesso ripetono:
“Smetto quando voglio.”
“Fumo solo due sigarette al giorno, quindi non mi fa male.”
“C’è chi ha fumato per tutta la vita senza avere problemi.”
Queste credenze rischiano di minimizzare il problema e di non considerare il fumo per ciò che realmente è: una vera e propria dipendenza. Su 10 fumatori, circa 9 dichiarano di voler smettere di fumare ma solo una piccola parte riesce realmente a interrompere il consumo di tabacco in modo stabile. Negli ultimi anni, inoltre, le donne stanno mostrando una motivazione alla cessazione percentualmente superiore rispetto agli uomini.
Ed è proprio per questo che smettere può essere così difficile. La dipendenza da tabacco è infatti un disturbo cronico, complesso e multifattoriale, che coinvolge contemporaneamente aspetti fisici, psicologici e sociali/ambientali.
La componente fisica della dipendenza
La nicotina agisce sul cervello stimolando la produzione di sostanze come la dopamina, legata alle sensazioni di piacere, calma e gratificazione. Questo meccanismo crea un forte rinforzo positivo che porta la persona a ricercare nuovamente la sigaretta e a mantenere nel tempo il comportamento del fumo.
Dal punto di vista pneumologico, il fumo rappresenta una delle principali cause di malattie respiratorie e cardiovascolari. Ogni sigaretta contiene migliaia di sostanze tossiche e irritanti che danneggiano progressivamente l’organismo.
Quando accende una sigaretta, il fumatore “fuma due volte”:
- da una parte inala direttamente le sostanze nocive attraverso il filtro (fumo attivo);
- dall’altra produce e disperde nell’ambiente sostanze inquinanti generate dalla combustione della sigaretta (fumo passivo).
Tra le sostanze tossiche presenti nel fumo meritano particolare attenzione il monossido di carbonio e il PM10.
- Il monossido di carbonio è noto soprattutto per gli episodi di intossicazione acuta negli incidenti domestici, ma nel fumatore provoca una forma di intossicazione cronica. Questa sostanza riduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno, affaticando cuore, polmoni e tessuti. Fortunatamente, già dopo poco tempo dalla sospensione del fumo, i livelli di monossido di carbonio si riducono e l’organismo inizia progressivamente a recuperare.
- Un altro importante inquinante prodotto dal fumo è il PM10, il particolato fine monitorato anche nell’inquinamento urbano. A questo proposito, alcuni esperimenti condotti dall’Istituto dei Tumori di Milano hanno mostrato dati particolarmente significativi: in uno studio è stato evidenziato che il PM10 prodotto da una locomotiva a gasolio è paragonabile a quello generato da sette sigarette. In un altro esperimento è stato confrontato il livello di PM10 presente in una zona pedonale milanese ad alta concentrazione di fumatori con quello di una zona a traffico automobilistico intenso. Inaspettatamente, il livello di particolato risultava maggiore nell’area pedonale frequentata dai fumatori.
La sigaretta non è solo una dipendenza fisica.
Per molte persone rappresenta anche uno strumento di regolazione emotiva. Si fuma per gestire emozioni e stati interni come ansia, rabbia, tristezza, noia, vuoto, stress, tensione e solitudine.
In altri casi la sigaretta viene associata a momenti piacevoli o gratificanti, come una pausa, un caffè, la fine di un impegno o un momento di relax.
Con il tempo si crea un vero e proprio apprendimento: il cervello associa determinate situazioni al beneficio percepito della sigaretta. Questo meccanismo prende il nome di condizionamento.
Fumare diventa quindi un’esperienza complessa, composta non solo dal piacere immediato della nicotina, ma anche da ricordi, rituali, abitudini e associazioni emotive.
Anche la gestualità ha un ruolo importante: accendere una sigaretta, tenerla tra le dita, inspirare il fumo sono azioni che diventano rituali rassicuranti e familiari. Per alcuni fumatori la sigaretta finisce persino per assumere il significato di una “compagnia”.
L’influenza dell’ambiente e delle abitudini sociali
Esiste poi una componente sociale e ambientale molto forte. La nicotina tende ad aumentare la percezione positiva di alcune esperienze quotidiane: il caffè, l’aperitivo, i pasti, le pause lavorative ed alcuni momenti sociali o di intimità.
Per questo motivo determinati contesti possono diventare dei trigger (stimoli associati al fumo) e rappresentare situazioni a rischio di ricaduta anche per chi ha già smesso.
Perché si inizia a fumare?
Nella maggior parte dei casi si inizia a fumare durante l’adolescenza, spesso per imitazione, trasgressione o desiderio di appartenenza al gruppo.
Successivamente, però, il fumo tende ad assumere altre funzioni: grazie agli effetti della nicotina diventa una sorta di “stampella emotiva”, utilizzata per affrontare emozioni, stress e difficoltà quotidiane.
Perché è così difficile smettere?
Molte persone continuano a fumare pur essendo consapevoli dei danni del tabacco. Questo accade perché la sigaretta entra progressivamente nella quotidianità e diventa una presenza costante, rassicurante e prevedibile.
Smettere di fumare significa quindi affrontare un cambiamento importante e, in parte, anche una separazione dalla sigaretta stessa. Per alcuni fumatori questo passaggio può essere vissuto come una sorta di perdita.
Il fumatore è spesso ambivalente: desidera smettere, magari da molto tempo, ma allo stesso tempo teme di non riuscirci.
Tra le paure più frequenti troviamo:
- la paura del fallimento
- il timore del giudizio degli altri
- la paura di “stare male” senza sigarette
- la paura di ingrassare
- la sensazione di perdere un equilibrio o un’abitudine rassicurante
Queste difficoltà possono generare resistenze, talvolta consapevoli e altre volte inconsce, che ostacolano il percorso verso la cessazione.
Uno degli aspetti più difficili da gestire è il craving, cioè il desiderio intenso e improvviso di fumare. Il craving è influenzato da fattori fisici, emotivi, cognitivi e ambientali. Può essere attivato da emozioni, pensieri, ricordi, ma anche da luoghi, persone o situazioni abitualmente associate alla sigaretta.
Un percorso da affrontare con il giusto supporto
Smettere di fumare è possibile, soprattutto quando il percorso viene affrontato con un supporto adeguato.
L’approccio più efficace è quello multidisciplinare, che integra:
- l’intervento del Pneumologo, per la valutazione medica e l’eventuale supporto farmacologico;
- il supporto dello Psicologo, per lavorare sugli aspetti comportamentali, emotivi, di motivazione e anche aspetti cognitivi.
Tra i trattamenti farmacologici oggi più conosciuti vi è la citisina, sostanza derivata dal maggiociondolo. Si tratta di un farmaco efficace, generalmente ben tollerato e relativamente accessibile dal punto di vista economico. Tuttavia, il supporto farmacologico da solo spesso non basta.
Ogni fumatore presenta infatti caratteristiche, abitudini e difficoltà differenti che devono essere valutate in modo personalizzato dallo specialista. Per questo motivo, il semplice utilizzo di un protocollo terapeutico standard non sempre è sufficiente senza un adeguato sostegno psicologico e motivazionale.
In alcuni casi possono essere utili anche strumenti complementari come tecniche di rilassamento, mindfulness o agopuntura, sempre da valutare in modo individuale.
Smettere di fumare non è un singolo evento, ma un percorso fatto di consapevolezza, cambiamento e sostegno. Essere accompagnati da professionisti competenti permette di affrontare questo processo con maggiore efficacia e minore fatica.
Insieme è più facile
Chiedere aiuto non significa essere deboli, ma iniziare un percorso di cura e cambiamento. Con il supporto adeguato, smettere di fumare può diventare un obiettivo concreto e raggiungibile.
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SIGARETTA ELETTRONICA O TABACCO RISCALDATO: Quanto detto vale anche per la sigaretta elettronica e per il tabacco riscaldato. La sigaretta elettronica viene spesso percepita come meno dannosa e più “innocua”, anche per via del design accattivante e della facilità d’uso. Talvolta viene persino considerata un’alternativa “sicura” per i più giovani.Tuttavia, studi recenti mostrano come la sigaretta elettronica possa rappresentare un veicolo verso il consumo di sigarette tradizionali e favorire il cosiddetto uso duale, cioè l’utilizzo contemporaneo di entrambe.




