Quando il desiderio diminuisce: il ruolo delle dinamiche di potere nella coppia

8 Luglio 2026 | Psicologia, sessuologia

a cura della Dr.ssa Giuliani Rossella, Psicoterapeuta 

Durante una seduta, una donna racconta una situazione che molte coppie potrebbero riconoscere. Da tempo vive difficoltà nella sessualità con il marito. Descrive i tentativi di lui come inadeguati, poco spontanei, spesso inseriti in una quotidianità frenetica fatta di lavoro, gestione della casa e incombenze familiari. Il risultato è che finisce frequentemente per rifiutarlo.

Eppure, durante un recente weekend al mare trascorso con amici, la coppia ha vissuto un rapporto sessuale particolarmente soddisfacente. Un’esperienza che ha sorpreso entrambi e che ha aperto uno spazio di riflessione importante.

La domanda non era tanto: “Perché a casa non funziona?”, ma piuttosto: “Che cosa era diverso in quel fine settimana?”

Oltre le spiegazioni più immediate

Spesso quando una coppia incontra difficoltà sessuali si tende a cercare la causa nell’approccio dell’altro, nella stanchezza, nello stress o nella routine. Tutti elementi certamente rilevanti. Tuttavia, osservando con attenzione la relazione, emergono talvolta aspetti meno evidenti.

Nella vita quotidiana questa donna si trova frequentemente a organizzare, ricordare, coordinare. Invita il marito a svolgere compiti domestici, gestisce numerosi aspetti pratici della famiglia e interpreta la sua minore iniziativa come passività o scarsa intraprendenza. Nel tempo si è costruita una percezione relazionale specifica: lei assegna i compiti, lui li esegue.

Non si tratta necessariamente di una dinamica reale o intenzionale, ma di una posizione percepita all’interno della relazione. E la percezione, nelle relazioni intime, spesso conta quanto la realtà.

Desiderio e percezione del potere

La ricerca in sessuologia suggerisce che il desiderio sessuale non dipende esclusivamente dall’attrazione fisica o dall’amore. Anche il modo in cui percepiamo l’altro influenza profondamente l’attivazione erotica.

Per molte persone il desiderio è favorito dalla possibilità di incontrare l’altro come soggetto autonomo, capace di iniziativa, imprevedibilità, competenza e influenza sul mondo. Quando invece l’altro viene percepito prevalentemente come qualcuno da guidare, correggere, organizzare o motivare, può diventare più difficile accedere alla dimensione erotica.

Questo non significa che il desiderio richieda necessariamente rapporti di dominanza o sottomissione. Significa piuttosto che l’erotismo sembra alimentarsi di una certa distanza psicologica: la possibilità di vedere il partner come una persona distinta da sé, non completamente controllabile e non riducibile al ruolo che ricopre nella quotidianità.

Che cosa è successo al mare?

Durante il weekend la coppia è uscita dal contesto abituale. L’uomo non era impegnato nei compiti domestici né nella gestione delle incombenze familiari. Nel gruppo di amici ha mostrato altre parti di sé: il senso dell’umorismo, la capacità di coinvolgere gli altri, il carisma sociale, la spontaneità. La moglie ha potuto osservarlo da una prospettiva diversa.

Non stava vedendo il marito che dimentica di svuotare la lavastoviglie o che deve essere sollecitato a svolgere alcune attività. Stava incontrando una persona capace di occupare uno spazio sociale, di attrarre attenzione, di esprimere competenze e vitalità.

In altre parole, per qualche giorno è cambiata la configurazione relazionale attraverso cui lei lo guardava e con essa è cambiata anche la risposta erotica.

Non è “lui che sbaglia approccio” né “lei che non ha desiderio”...

Da una prospettiva sistemica il problema non appartiene a uno dei due partner. Piuttosto, il desiderio viene osservato come un fenomeno che emerge dalle interazioni e dalle posizioni che ciascuno assume nella relazione.

Quando una coppia si organizza attorno a ruoli molto rigidi — chi controlla e chi esegue, chi organizza e chi segue, chi sa e chi deve imparare — queste posizioni possono diventare così dominanti da occupare anche lo spazio erotico.

La sessualità, tuttavia, richiede spesso una certa flessibilità identitaria. Richiede la possibilità di incontrarsi al di fuori dei ruoli abituali.

Il lavoro terapeutico

In situazioni come questa il lavoro terapeutico non consiste nel cercare un colpevole. L’obiettivo è piuttosto esplorare alcune domande:

  • Quali significati attribuiamo all’iniziativa, all’autonomia e al potere?
  • Quali stereotipi influenzano il modo in cui leggiamo il comportamento del partner?
  • In che modo la distribuzione delle responsabilità domestiche contribuisce a costruire determinate percezioni reciproche?
  • Quali parti dell’identità dell’altro rimangono invisibili nella routine quotidiana?
  • Come creare occasioni in cui ciascun partner possa essere visto oltre il ruolo che abitualmente occupa?

A volte il desiderio non scompare perché l’amore è finito, a volte si affievolisce perché la relazione è diventata troppo prevedibile, troppo organizzata attorno a funzioni e compiti, e troppo povera di spazi in cui riscoprire l’altro nella sua complessità.

In questi casi il lavoro terapeutico consiste nel riaprire quello spazio di scoperta reciproca, affinché il partner possa tornare a essere non solo una persona con cui condividere la vita quotidiana, ma anche qualcuno da desiderare.

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